
Si tratta di una procedura semplice e poco invasiva, che richiede tuttavia una valutazione preliminare approfondita dell’apparato genitale femminile, della pervietà tubarica, della funzionalità ovulatoria e della qualità del liquido seminale del partner.
Consiste nell’introduzione di liquido seminale, opportunamente trattato, all’interno della cavità uterina, in corrispondenza di un ciclo ovulatorio naturale o stimolato farmacologicamente.
La tecnica viene eseguita inserendo una sottile cannula flessibile nell’utero, a circa mezzo centimetro dal fondo, e iniettando lentamente una piccola quantità di liquido seminale precedentemente preparato.
Il monitoraggio ecografico e ormonale dell’ovulazione, insieme alla preparazione accurata del seme, sono passaggi fondamentali per aumentare le probabilità di successo dell’intervento.
Quando è indicata?
Infertilità inspiegata (idiopatica): quando, nonostante esami approfonditi, non si identifica una causa precisa dell’infertilità.
Problemi psicologici o relazionali: come forte stress, ansia da prestazione o altre difficoltà che interferiscono con il concepimento spontaneo.
Disfunzioni sessuali: ad esempio vaginismo, disfunzione erettile, eiaculazione retrograda o impotenza.
Fattore maschile lieve: riduzione moderata della qualità del liquido seminale (numero, motilità o morfologia degli spermatozoi).
Endometriosi lieve o moderata.
Coppie sierodiscordanti: ad esempio, se il partner maschile è portatore di un virus (come HCV).
Scelte personali della paziente: ad esempio, per motivi etici o religiosi che la portano a preferire tecniche meno invasive rispetto alla fecondazione in vitro (FIV).
Donazione di seme (IUI eterologa): nei casi di azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale) o sterilità del partner maschile.
La Fecondazione In Vitro è una tecnica di procreazione medicalmente assistita sviluppata nei primi anni ’70 dal team britannico guidato da Steptoe ed Edwards.
Quando è indicata?
Fallimenti ripetuti di inseminazioni intrauterine (IUI): quando più tentativi di IUI non portano alla gravidanza.
Fattore immunologico: presenza di anticorpi o condizioni del sistema immunitario che ostacolano l’impianto dell’embrione o la fertilizzazione.
Ridotta riserva ovarica: nelle donne con un numero limitato di ovociti o con una risposta ovarica debole.
Fattore maschile moderato o severo: alterazioni significative nello sperma (numero, motilità o morfologia degli spermatozoi).
Fattore tubarico: danni, ostruzioni o assenza delle tube di Falloppio, che impediscono il naturale incontro tra ovulo e spermatozoo.
Infertilità idiopatica: quando, nonostante tutti gli accertamenti, non si riesce a individuare una causa specifica dell’infertilità.
Le fasi della fecondazione in vitro sono:
La stimolazione ovarica consiste nella somministrazione controllata di ormoni (FSH e, se necessario, LH) per favorire la crescita multipla dei follicoli. L’evoluzione del ciclo viene monitorata con ecografie e analisi ormonali. Quando i follicoli sono maturi, si somministra un ormone che induce l’ovulazione, preparando così gli ovociti al prelievo.
Il prelievo degli ovociti viene effettuato tramite guida ecografica, utilizzando un sottile ago inserito attraverso la parete vaginale. La procedura può avvenire in anestesia locale o generale.
I follicoli vengono aspirati e il liquido raccolto viene subito analizzato in laboratorio per individuare e selezionare gli ovociti, che vengono poi incubati fino alla maturazione delle cellule e alla successiva fecondazione degli embrioni.
Una volta maturi, gli ovociti vengono messi a contatto con il liquido seminale trattato (capacitato) in un apposito terreno di coltura nel caso della FIVET, mentre nel caso della tecnica ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo) viene effettuata l’iniezione diretta di un singolo spermatozoo all’interno dell’ovocita.
Se la fecondazione avviene correttamente, l’ovocita inizia a dividersi e a formare un embrione. La coltura dell’embrione può essere prolungata fino allo stadio di blastocisti (circa 120 ore).
Il trasferimento embrionale avviene tra il secondo e il settimo giorno dopo la fecondazione, a seconda delle condizioni specifiche di ogni paziente. Gli embrioni vengono inseriti in un sottile catetere e delicatamente posizionati all’interno della cavità uterina, precisamente nell’endometrio, dal ginecologo. Si tratta di una procedura semplice, rapida e indolore che non richiede anestesia.
Gli embrioni e gli ovociti sovrannumerari possono essere congelati e conservati per un utilizzo futuro in nuovi tentativi di gravidanza.
È una tecnica utilizzata per individuare eventuali anomalie nel numero dei cromosomi (PGT-A), malattie genetiche ereditarie causate da un singolo gene (PGT-M) o quando uno dei genitori è portatore di riarrangiamenti strutturali nei cromosomi (PGT-SR).
L’obiettivo è selezionare e trasferire in utero solo gli embrioni sani. Per farlo, gli embrioni – nello stadio di blastocisti – vengono sottoposti a una biopsia, durante la quale si prelevano alcune cellule per l’analisi genetica.
La DuoStim (doppia stimolazione ovarica nello stesso ciclo mestruale) è una tecnica innovativa che prevede due stimolazioni ormonali e due prelievi di ovociti all’interno dello stesso ciclo mestruale. L’obiettivo della DuoStim è massimizzare il numero di ovociti maturi ottenuti in un solo ciclo, soprattutto in donne:
Questo permette di ottenere un maggiore numero di ovociti raccolti in meno tempo, riduzione dei tempi tra una stimolazione e l’altra e aumento delle probabilità di ottenere embrioni adatti al trasferimento o alla crioconservazione.
Nella condizione di assenza di spermatozoi nel liquido seminale eiaculato (azoospermia), è possibile recuperare chirurgicamente spermatozoi direttamente dal testicolo per aspirazione o per biopsia (TESA o TESE), o dall’epididimo (MESA). I pazienti azoospermici dovranno effettuare un colloquio informativo ed una visita, con eventuali accertamenti necessari al singolo caso, con l’urologo – andrologo, per stabilire il tipo di procedura di recupero chirurgico più indicato al caso.
L’estrazione chirurgica degli spermatozoi può essere fatta nel contesto di una stimolazione ovarica o al di fuori del ciclo di stimolazione. In quest’ultimo caso si procede all’eventuale congelamento degli spermatozoi recuperati per un loro successivo utilizzo mediante tecnica ICSI.
La fecondazione eterologa è una tecnica di procreazione medicalmente assistita simile alla fecondazione omologa, con una differenza fondamentale: i gameti (ovociti o spermatozoi) provengono da un donatore esterno alla coppia.
Quando è indicata?
In caso di patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità per uno o per entrambi i partner.
Il CBR si rivolge a delle Banche europee site ed operanti all’interno della comunità europea – che offrono garanzie di sicurezza per ciò che attiene i criteri di inclusione e di selezione dei donatori. I donatori, infatti, sono sottoposti a valutazioni mediche, genetiche e psicologiche per escludere malattie trasmissibili o ereditarie.
L’ovodonazione è una tecnica di fecondazione assistita che prevede l’utilizzo di ovociti donati da una donna esterna alla coppia.
Quando è indicata?
Età materna avanzata: quando la qualità ovocitaria è compromessa e le probabilità di successo con ovuli propri sono molto basse.
Ripetuti fallimenti di fecondazione assistita: dopo più tentativi non riusciti con tecniche omologhe.
Ridotta riserva ovarica: quando le ovaie producono pochi ovociti o rispondono poco alla stimolazione ormonale.
Presenza di malattie genetiche ereditarie non evitabili: quando la donna è portatrice di una patologia genetica che non può essere esclusa nemmeno con le tecniche di diagnosi genetica preimpianto (PGT).
Il percorso si articola in diverse fasi ben definite:
La fecondazione eterologa maschile è una tecnica di procreazione medicalmente assistita in cui si utilizza sperma di un donatore esterno alla coppia, anziché quello del partner maschile.
Si ricorre a questa soluzione quando non è possibile usare gli spermatozoi del partner per ottenere una gravidanza:
Azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale).
Fallimento di tecniche di recupero degli spermatozoi dai testicoli.
Malattie genetiche gravi che il partner rischierebbe di trasmettere.
Presenza di malattie infettive trasmissibili che non permettono l’uso del seme.
L’utilizzo di gameti maschili da donatore si può applicare a tecniche di I livello ovvero inseminazione intrauterina (IUI eterologa) o a tecniche di II livello (FIVET-ICSI) con seme del donatore.
Il social freezing, o crioconservazione degli ovociti per motivi non medici, è pensato per donne che desiderano preservare la propria fertilità in vista di una futura gravidanza.
Può essere una scelta consapevole per chi, per ragioni personali, professionali o relazionali, decide di posticipare la maternità, sapendo che con l’età la qualità e quantità degli ovociti tende a ridursi.
Le fasi del social freezing sono:
Stimolazione e monitoraggio ovarico: La stimolazione ovarica consiste nella somministrazione controllata di ormoni (FSH e, se necessario, LH) per favorire la crescita multipla dei follicoli. L’evoluzione del ciclo viene monitorata con ecografie e analisi ormonali. Quando i follicoli sono maturi, si somministra un ormone che induce l’ovulazione, preparando così gli ovociti al prelievo.
Il prelievo degli ovociti (pick-up) e crioconservazione: Il prelievo degli ovociti viene effettuato tramite guida ecografica, utilizzando un sottile ago inserito attraverso la parete vaginale. La procedura può avvenire in anestesia locale o generale. I follicoli vengono aspirati e il liquido raccolto viene subito analizzato in laboratorio per individuare e selezionare gli ovociti, che vengono poi incubati fino a maturazione e congelati per un loro futuro utilizzo.
Consiste nel raccogliere e congelare campioni di sperma, da utilizzare in futuro per tecniche di fecondazione assistita.
Grazie ai continui progressi della medicina, sempre più persone guariscono dal cancro e tornano a progettare il proprio futuro, anche familiare. Tuttavia, alcune terapie (come la chemioterapia o la radioterapia) possono influire negativamente sulla fertilità.
Per le donne che devono affrontare trattamenti oncologici potenzialmente dannosi per la fertilità, esistono diverse opzioni di preservazione. Le più utilizzate sono: