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Social Freezing: cos’è e perché sempre più donne intraprendono questo percorso

Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di social freezing, ovvero la possibilità per una donna di preservare la fertilità congelando i propri ovociti non per ragioni mediche, ma per scelte personali, come priorità di carriera e studio o assenza di un partner con cui fare un progetto di vita stabile.

Quando farlo?
E’ consigliato eseguire il social freezing prima dei 35 anni, quando la qualità e la quantità ovocitaria sono ottimali. Secondo l’ESHRE (Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia), se una donna congela i propri ovociti prima dei 35 anni e ne conserva almeno 8-10, ha buone possibilità di ottenere una gravidanza in futuro.
Tuttavia, nella pratica, molte donne si avvicinano a questa scelta tra i 34 e i 38 anni.

Come funziona?
Il processo prevede:

● Induzione farmacologica della crescita follicolare multipla;

● Pick up ovocitario;

● Crioconservazione degli ovociti.

Gli ovociti possono restare congelati per diversi anni, e in futuro, se la donna dovesse decidere di avere un figlio, verrebbero scongelati e utilizzati per una fecondazione assistita.

Quanto è efficace?
Il tasso di successo dipende da molti fattori, soprattutto:

● Età al momento del prelievo ovocitario;

● Numero e qualità degli ovociti congelati;

● Tecnica di scongelamento e fecondazione utilizzata.

Il social freezing è una possibilità concreta per molte donne che desiderano avere più controllo sul proprio futuro riproduttivo. È importante, però, affrontare questa scelta con consapevolezza, informandosi bene su limiti, costi e probabilità di successo.

Un colloquio con uno specialista in fertilità può essere utile per valutare il momento migliore e le reali possibilità offerte da questa tecnica.

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