Congresso ESHRE Parigi
La nostra biologa Arianna Lo Bue ha rappresentato il Centro di Biologia della Riproduzione al 41° congresso ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology), tenutosi a Parigi dal 29/06 al 02/07 2025 [...]

Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di social freezing, ovvero la possibilità per una donna di preservare la fertilità congelando i propri ovociti non per ragioni mediche, ma per scelte personali, come priorità di carriera e studio o assenza di un partner con cui fare un progetto di vita stabile.
Quando farlo?
E’ consigliato eseguire il social freezing prima dei 35 anni, quando la qualità e la quantità ovocitaria sono ottimali.Secondo l’ESHRE (Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia), se una donna congela i propri ovociti prima dei 35 anni e ne conserva almeno 8-10, ha buone possibilità di ottenere una gravidanza in futuro.
Tuttavia, nella pratica, molte donne si avvicinano a questa scelta tra i 34 e i 38 anni.
Come funziona?
Il processo prevede:
● Induzione farmacologica della crescita follicolare multipla;
● Pick up ovocitario;
● Crioconservazione degli ovociti.
Gli ovociti possono restare congelati per diversi anni, e in futuro, se la donna dovesse decidere di avere un figlio, verrebbero scongelati e utilizzati per una fecondazione assistita.
Quanto è efficace?
Il tasso di successo dipende da molti fattori, soprattutto:
● Età al momento del prelievo ovocitario;
● Numero e qualità degli ovociti congelati;
● Tecnica di scongelamento e fecondazione utilizzata.
Il social freezing è una possibilità concreta per molte donne che desiderano avere più controllo sul proprio futuro riproduttivo. È importante, però, affrontare questa scelta con consapevolezza, informandosi bene su limiti, costi e probabilità di successo.
Un colloquio con uno specialista in fertilità può essere utile per valutare il momento migliore e le reali possibilità offerte da questa tecnica.